8 giugno 2011

Eccessiva

Io sono quella che una dozzina di anni fa disse: "Le mail? Che cazzata. Vuoi mettere con il romanticismo di una lettera cartacea?". Due giorni dopo non mi staccavo più dalla tastiera del computer, intenta in una nuova corroborante corrispondenza pluridirezionale (amiche, amici, flirt, ex, colleghi, universomondo), con il gusto di ricevere la risposta entro qualche ora o anche meno e di poter ulteriormente replicare. Dipendenza da schermo di pc, tunnel carpale da digitazione furente, refresh continui, e il godimento di vedere la scritta "posta in arrivo" in grassetto con il numero di nuove mail tra parentesi. Io grafomane incallita, con la dipendenza da cartolaio di fiducia, mai più usato una penna in vita mia. O quasi, per rarissime e preziosissime eccezioni.
"Ma non dicevi le lettere cartacee?" "Mpf".

I cellulari.
"Sai che ppalle... che gusto c'è ad essere rintracciati ovunque, io non capisco". Due giorni dopo diventavo gemella siamese di un telefonetto (sì, oddio, telefonetto si fa per dire, era grande quanto un citofono e pesava nove chili ma comunque), costantemente impegnata in una conversazione, e che emozione quando suonava ed era proprio la chiamata che aspettavo, e che ppalle mia madre e i suoi allarmismi sulle radiazioni (eh?) che mi danneggiavano il cervello. Quando poi ho scoperto i sms la mia vita per come era stata fino a quel momento finì: il pollice opponibile che improvvisamente si rendeva più utile che mai e digitava messaggi perfetti (no, abbreviazioni, no k, spazi dopo le virgole - roba finissima) da diramare a destra e a manca. La rotondità perfetta di un sms ben riuscito era meglio di qualsiasi chiamata, e questa cosa la penso ancora, anche perchè scripta manent e il bello in fondo è poterli rileggere.
"Ma tu non eri quella che il telefonino no?" (oh, i grilli parlanti che c'ho avuto io intorno nella vita, nessuno mai). "Mpf".

Ho migliaia di esempi così: il sushi, la piastra per capelli, lo smalto, i rollerblade, il two-minutes make up, la qualunque.
Tutte cose che in principio "ma io no, mai", e poi sono diventate manie cicliche.

Ora: la corsa.
Ho iniziato scazzata, ho continuato scettica, ho proseguito contenta e ieri ho corso sotto la pioggia.
Io.
Corso.
Sotto la pioggia.

Sono un'esaltata. Sono un'eccessiva. Sono una maniaca. Fermatemi, o di 'sto passo a novembre vado a New York. Per il motivo sbagliato intendo, cioè non per lo shopping tra la Quinta e la Madison.

9 commenti:

  1. Rollerblade?
    No dai, seriamente.

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  2. 'mbè? ho delle doti nascoste che uno neanche si immagina. e non ho detto niente dell'hola-hop...

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  3. Mmm preoccupante somiglianza...

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  4. ho sempre ammirato le persone come te....io non sono minimamente così....prendo a piccole dosi tutto....insomma, sì, sono una che si misura molto! che noiosa!

    Marta

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  5. Vale "piuttosto la morte delle ballerine" perché non slanciano, fanno bebé, sono da ragazzina, sono scomode.
    Adesso viaggio rasoterra da 3 stagioni, con tutti i colori dell'arcobaleno...
    Non ti leggevo da un pochino. Io piuttosto che correre mi farei trascinare da un'auto in corsa. Hai tutta la mia ammirazione

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  6. Prof, bentornata intanto, laddove non potè la voglia di una vita sana, riuscì la prova costume. Motivazioni "altissime" come vedi.
    Anch'io ballerine foreva.
    Anche se fanno subito "comò luigi XV". nel mio caso almeno.

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  7. La corsa no.
    NO.
    Io alla corsa dico NO.
    La corsa è il male.

    Io c'ho 'sta cosa con quegli orripilanti mostri pelosi e antistupro chiamati UGG.

    Ho pensato che il mondo dovesse sapere (chi se ne sbatte della crisi economica mondiale), quindi mi sono iscritta su Facebook al gruppo "UGGS ARE THE CROCS OF WINTER, THEY WILL NEVER BE PRETTY, CUTE OR HOT.".

    E anche a "I WILL BE PROUD TO TELL MY CHILDREN I NEVER WORE UGG". (qui siamo in 5, ma credo sia legato al calo delle nascite)

    Una missione, quindi. Una dichiarazione di intenti scolpita lì, indelebile, sul social network.

    Lo scrivo anche qui: GENTE, FATE COME ME, DITE NO AGLI INFORMI STIVALETTI DI HE-MAN!

    Grazie.

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  8. Scusa, mi sono lasciata prendere la mano.

    Ma oggi a Los Angeles, ci sono 50milioni di gradi all'ombra e queste girano in mini shorts e moonboot scamosciati e pelosi. Dove sono delle bravi genitrici quando servono, eh?

    Ah, già. A farsi un "facial".

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  9. O a correre.
    Sai le brave genitrici con l'incubo della prova costume? Quelle.
    Ma che ne vuoi capire tu, che corri in spiaggia col costume intero rosso, un salvagente e questa in sottofondo http://www.youtube.com/watch?v=IuYrRebvFHc

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