13 giugno 2011

Ero una brava mamma prima di avere figli (cit.*)

C'è un prima.
Un momento della vita in cui guardavo i passeggini sorridendo, cercando di ritrovare in quei bambini paffutelli qualcosa dei loro genitori al seguito, e di capire in cosa e quanto i miei figli futuri sarebbero stati simili a me e in cosa a Lui.
Un momento della vita in cui immaginarmi mamma era semplice, io ero quella dei cataloghi Prénatal, bella, sorridente, in forma smagliante, e con un bambino o due altrettanto belli e sorridenti.
Fantasticavo, allora, su pomeriggi sdraiata per terra, con intorno un mare di giochi, di pastelli, di fogli su cui disegnare il mondo a misura dei miei figli, con le dita sporche di tempera e pennarelli gialli. Mi sognavo sempre contenta, sorridente, felice, con il tono giusto - quello di una carezza, mai arrabbiata, perchè i bambini di quei miei pensieri erano bambini buoni, silenziosi, gentili (e che dormono di notte), in una parola: finti.
Ipotizzavo di godere del tempo con loro, di passare loro l'immagine di una vita sempre sulla cresta dell'onda a fare mille cose, a inventare mille giochi di fantasia, a leggere storie che loro sarebbero stati ad ascoltare, sempre con l'energia al massimo - la stanchezza? cos'è? - e col sorriso sulle labbra.
Pensavo che con i bambini non puoi sentirti sola, ci sono loro a riempirti il mondo.

Poi.
Eccoli lì.
Meravigliosi.
Diversissimi da come li immaginavo, eppure così delicati nelle loro somiglianze a noi, così diversi tra di loro, così diversi da noi, eppure sempre con qualcosa che richiama un atteggiamento, un'espressione, una linea, un gesto, un modo di fare, mio o Suo.
Stupendamente imperfetti, di quel genere di imperfezione che diventa il loro tratto forte, e che ti ritrovi ad amare in un modo talmente incondizionato che mai.
Però.
I cataloghi Prénatal? Ecco no.
Dopo 5 anni e passa dal primo parto riesco ora a ritrovarmi nel mio corpo (che comunque è cambiato davvero molto), ma ho passato la fase "esco in tuta con la pinza nei capelli e senza trucco" che mi chiedo come Lui abbia potuto riconoscere in me quella degli anni prima. E a restarmi accanto.
Per terra a giocare ci passo tanto tempo, a disegnare animali (benino), persone (molto meno bene), macchine e moto (ehm.. ecco... no - chiedete a papà), a costruire case con i lego, fattorie di playmobil, a leggere storie che ascolta solo uno dei due - a turno - mentre l'altro si lamenta, a svestire barbie rapate a zero nell'ultima fase polemico-tricotica di Lee, a colorare con le tempere, coi pennarelli, pastelli a cera, la qualunque, a insegnare a scrivere, ma soprattutto a dirimere conflitti tra i due.
Chè i miei figli litigano, si scannano, poi fanno pace, poi si amano alla follia, poi tirano fuori cose che ti chiedi dove le abbiano sentite e ci resti di sale, e cerchi di spiegare, di capire, di educare, e loro si offendono, e poi si agitano, e non dormono, e non mangiano, e la casa è un disastro, e la lavatrice non smette mai di andare, e hai millemila chili di cose da stirare, e cucinare, e tutto quanto.

Prénatal è lontana anni luce (che cazzo c'avrà quella lì da ridere?).

Ho sbagliato, e sbaglio, tanto. Tutti i giorni.
Piccole cose ma con il mio codadipaglismo congenito e con il senso di colpa che mi accompagna dal taglio del cordone ombelicale in poi, non autoprocessarmi è dura.
A volte ho un tono di voce che non mi riconosco, metallico, tagliente, crudo, e poi per ovviare improvvisamente melenso e dolce (penseranno di vivere con una squilibrata), perchè certi pomeriggi di pioggia, chiusa in casa con due bambini che litigano, ecco, certi giorni io vorrei essere da un'altra parte, con l'aggiunta della frustrazione del non poterlo fare.
Una non lo sa quanto ci si può sentire soli con due bimbi in casa.
Non sei mai sola eppure sei così sola (e sòla, anche).
Le amiche non le vedi mai abbastanza, perchè anche loro trafelate come te a infilare nell'ordine giusto delle loro vite figli-mariti-lavori-case-restodelmondo, e il sogno proibito in realtà è vedersi da sole al netto di tutto, a ricordare i tempi andati e a chiedersi se era così che immaginavamo le nostre vite.

Sì.
Era così che immaginavo la mia vita.
Solo che nei pensieri che facevo prima, ecco, non avevo inserito abbastanza fatica.

Ce la metto tutta.
Sbaglio tanto.
Poi mi correggo.
Consapevole che non sarà l'ultima volta.


* il titolo del post cita il nome di questo blog http://erounabravamamma.blogspot.com e omonimo libro.

4 commenti:

  1. Take a flight to LA and allow yourself to get blue with a moody friend.

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  2. Collegio. Come fece mia madre. Anche se per questo la odio (non "la odiavo").

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  3. Ma quale collegio.. non ce la farei mai, non scherziamo.. meglio LA..

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  4. è bello non sentirsi le uniche!

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