3 luglio 2013

A ruota libera

La voglia di mare, di parole, di sabbia nei piedi o di piedi nella sabbia non lo so. Che le vacanze leggere sono quella sensazione che non ha un nome preciso ma se la descrivo si capisce chiaramente, tipo quando hai preso il sole tutto il giorno, e hai il sale addosso, c'è il tramonto, e metti le maniche lunghe e magari i jeans leggeri e la sensazione che ti dà la pelle in quel momento dentro i vestiti che al confronto sembrano freschi, ecco per me quella sensazione lì è vacanza.
Milano che è sempre bella e magari più avanti, magari noi, magari poi. Guardo sempre all'insù a sognare appartamenti d'angolo al piano alto, io che qui vivevo al piano terra ora considero Milano dal terzo piano in su, meglio se l'ultimo, meglio piazza Minniti, non ho detto del Carmine, ho detto Minniti, via Borsieri-Pastrengo-Dal Verme, che nessun uomo è un'isola ma io l'Isola proprio sì.
E il cinema di pomeriggio con le sedute quasi tutte vuote che bello che è. Che quando vado al cinema quando poi partono i titoli di coda io mi volto sempre indietro per vedere l'emozione che hanno le persone sulla faccia a fine film, prima che ricompongano la solita maschera, mi sembra che quella faccia lì contenga già tutto il loro concetto di critica cinematografica e di sentire. Però anche il cinema vuoto, che sei libera di essere e di emozionare senza contegno, è bello, è proprio bello il cinema vuoto.
Le scelte, ma non solo quelle, anche i vincenti e i perdenti. Che è tutto talmente relativo, che ogni vincere su un campo contiene una sconfitta su un altro, quindi è inutile che alzi tanto la cresta, stai nel tuo, e quello che puoi fare è usare le soddisfazioni come cerotti sulle ferite, soprattutto su quelle dell'orgoglio.
Le serate vuote e la testa piena, le mancanze e le gocciole extra dark, tutte le spiegazioni a domande che non saresti mai riuscita a porti, che ci vuole un'indole speciale e brillante e schifosamente ottimista per fare ingegneria e accettare tutte le risposte che questa cosa ti dà, e io non ce l'ho quell'indole lì, non so neanche se le voglio tutte quelle spiegazioni, menomale che io non ho fatto ingegneria, però mi piace vedere come funziona un cervello che funziona, io che ultimamente ne ho uno che ha preso il part-time.
I pantaloni della taglia sbagliata, che ancora non ho capito che quei chili ci sono solo nel mio cervello.
I libri di Scurati che io non ce la faccio, ma tutte le volte ci provo, ma poi non ce la faccio, tutti quei paroloni che non so se servono davvero, mi sembrano di più messi lì per dire "guarda quanti paroloni che so io, tu prendi il vocabolario".
I bambini. I bambini. I bambini.
La macchina del capo ha un buco nella gomma.
Una frase che ho letto una volta e l'ho trovata bellissima e perché non l'ho scritta io "Milano vuoto canicolare ghiacciacuore" che è proprio così, in questi giorni è proprio così, e non ho mai avuto occasione di dirglielo che quella frase lì è meravigliosa, quattro parole e hai descritto una città nei suoi colori e nelle sensazioni epidermiche ed emotive.
Parlo molto da sola e ho spesso torto. Ma mi ostino a fingere di non saperlo e a comportarmi come se avessi ragione. Ed essendo da sola a parlare, posso andare avanti a fingere quanto voglio, ma ogni tanto per senso di realismo mi do anche un po' contro, ma mica poi tanto.
Che il tempo vuoto è diverso da tempo libero, esattamente come lonely è diverso da alone, ma in italiano esiste solo "sola", e quindi come faccio a spiegarlo.
Mi ricordo i compleanni di persone che non vedo da anni, non posso mandare messaggi di auguri che poi pensano che sono matta e ossessiva e invece no, ho solo questa cosa che le cose mi restano attaccate alla memoria, non so come, non so perché, è così e basta.
Voglio la seconda laurea, nove esami e la prendo, non mi servirà a niente esattamente come la prima, ma nei libri di sociologia il mio pensiero ci sta comodo e si sente a casa, quando leggo quei libri io capisco e capire mi è dannatamente necessario.
Oggi qualcuno ha scritto "poplite", cosa?, allora ho cercato il significato di questa parola che non sapevo e che quando la dici le labbra e la lingua fanno una capriola, e allora ho capito che cos'è, e quel punto lì - il poplite sinistro, più del destro - io proprio ciao, quindi mentre la dici quella parola lì con le labbra e la lingua che fanno una capriola appoggia la bocca a quel punto lì, al mio poplite, e fammi sentire se il suono della parola su quel punto mi fa lo stesso effetto di una carezza che mi porta via.
E la prima volta, le vacanze, tu, io, noi, la tua pelle, le mani, tue, io, i bambini, il caffè, un tatuaggio, il mare, tu al mare, tu il tuo corpo, io, le vacanze, gli addii, i ritorni, noi, voi, i baci, la gelosia, l'equilibrio, io mamma, la tua pelle, la mia pelle, io, tu, le serate vuote e quelle piene, tu, boh.

Sto giocando a tennis con i miei pensieri, io contro me, che anche quando vinco con una bella schiacciata a terra che senti l'applauso, gran bel tiro davvero, in realtà sto perdendo perché quella contro cui ho schiacciato alla fine sono sempre io.

Devo ricominciare col magnesio, mi sa.

4 commenti:

  1. questo è un post che mi resta attaccato addosso, cme i tuoi compleanni, che restano anche a me, ma poi i messaggi non sempre li scrivo. E' un post di acqua che scorre sotto la doccia, poi esci, ti infili un paio di infradito e stappi una birra, d'estate, a Milano, al terzo piano di una casa rossa, verde, azzurra e arancione: la mia. Un abbraccio, ripasserò di qui. Valentina

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    1. torna. sì, torna. grazie. davvero, grazie.

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  2. Lasciala sempre girare libera questa tua ruota.

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  3. Il cinema vuoto che bello che è. Perché è un'idea, perché la sfiori quando ci stai per entrare. Poi fatto il passo ci sei tu. Il vuoto lo hai sfiorato, ma ci sei dentro e puoi contemplarlo attorno a te. Puoi può accadere che parta il film. Allora non è vuoto. E' fortuna.

    Hai messo in moto la mia mente. E' perché non sono al mare.

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