16 febbraio 2011

Ognuno ha il suo Vietnam (cit.)

Va ora in onda: "Andiamo a prendere Lee all'asilo".
Protagonista: la pioggia incessante.
Con la partecipazione straordinaria de: la macchina a fare il tagliando.
E per la prima volta su questi schermi: l'ascensore rotto.

Sceneggiatura: qualcuno davvero bravo, perchè la scelta dei tempi (comici? tragici?) è da un certo punto di vista, poetica.

Vesto Roo, cappotto, guanti, cappello, copertina parapioggia del passeggino, tiro su Roo (quindici chili di salute), il passeggino (altri dieci chili buoni), la borsa e chissacosaltro.
Scendo cinque-piani-cinque di scale con tutto l'ambaradan di cui sopra pensando a che brutta fine farebbero i miei incisivi se solo facessi, sbagliassi, lasciamo perdere. Sono stranamente in orario.
Arrivati al piano terra constato che ho dimenticato gli ombrelli.
Due, uno mio e uno per Lee. E gli stivaletti da pioggia, già che ci siamo.
Ma ci siamo dove?
Posso forse lasciare il pargolo nell'atrio del palazzo? Io e la mia neonata punta di ernia al disco valutiamo la cosa. Nella mia testa sento le voci, anzi una sola voce, quella di Lui che mi intima "no-non-puoi-lasciarlo-da-solo-se-ti-succede-qualcosa-e-svieni-e-stai-male-e-non-puoi-avvisare-nessuno..." in un'elencazione infinita di sfighe che mi dovrebbero capitare tutte in quei due minuti di risalita, ma il senso di colpa è dentro di me, quindi estraggo il pargolo dal passeggino, risalgo cinque-piani-cinque di scale, prendo ombrelli e stivaletti e riscendo, pregando tutti i santi del calendario che Roo non evacui col suo solito tempismo (e infatti stavolta vengo graziata).
Roo, che di recente ha espresso il lucido concetto che lui è un "gagasso" (ragazzo), ha ritrattato il tutto di fronte all'eventualità della salita a piedi. "Non possho, shono piccolo". "Ma non eri un ragazzo?" "Ho due anni, shono piccolo". Perentorio. Che gli vuoi dire?

Dieci minuti di strada a piedi e arrivo all'asilo dove ritiro Lee, le cambio le scarpe, le consegno il suo ombrello e torno a casa per ripetere un'ulteriore risalita, mica che nel frattempo hanno aggiustato l'ascensore, nooo.

Poi dicono, ma la palestra.
Poi dicono, ma ti addormenti presto.
Poi dicono, sembri scappata dal circo (grazie mamma, ti voglio bene anch'io).

La normalità è la mia ginnastica.

7 commenti:

  1. 10 minuti a piedi dall'asilo e ti lamenti pure? :-DD

    RispondiElimina
  2. Benvenuta nel club della normalità. "Ovvia" normalità...
    Arrrrgh!

    RispondiElimina
  3. ok, mi sono appena innamorata di questo blog ;)

    RispondiElimina
  4. Maddalena, benvenuta! E grazie!

    RispondiElimina
  5. Hahaha ma perchè quelli del circo come sembriamo?? Credimi...e molto peggio di ciò, per di più dobbiamo anche entrare in scena e sorridere! Comunque io non devo dire niente perché figli ancora non ne ho!!

    Bellissimo pezzo anche questo!! Hugs.

    RispondiElimina
  6. Grazie Natalina, e benvenuta anche a te..! in che senso "noi del circo come sembriamo"? racconta, sono curiosa..

    RispondiElimina
  7. Grazie! :D

    QUOTE: "Poi dicono, sembri scappata dal circo (grazie mamma, ti voglio bene anch'io)".

    Io sono una circense, per quello m'ha fatto tanto ridere!

    RispondiElimina